Resistere, accogliere, sognare

Il 25 e 26 aprile 2026 la Comunità Capi del Milano 11 ha vissuto la sua uscita tra la Festa della Liberazione e l’incontro con Una Casa Anche Per Te, a Zinasco Vecchio (PV). Il filo conduttore è stato il Vangelo del Buon Pastore.

Sono stati due giorni con tre tappe e una domanda di fondo: che cosa significa, oggi, essere adulti che educano? La Comunità Capi del Milano 11 ha provato a rispondere stando nei luoghi, prima ancora che nei discorsi: in piazza per il 25 aprile, in una comunità di accoglienza e attorno al proprio Progetto educativo.

Il 25 aprile, insieme

CoCa Milano 11 alla Manifestazione del 25 aprile

La prima tappa è stata la manifestazione per l’81° anniversario della Liberazione. Per un gruppo scout la scelta è scontata: si è partecipato come Comunità Capi, non come singoli e abbiamo invitato gli scout del gruppo con le loro famiglie

Le ragioni stanno nelle radici dell’associazione. Il Patto associativo AGESCI impegna i capi a rifiutare ogni violenza che soffochi la libertà o imponga il diritto del più forte sul più debole. Lo fa richiamando le scelte democratiche e antifasciste della Costituzione.

Milano è anche la città delle Aquile Randagie. Sono gli scout che continuarono a fare attività in clandestinità dal 1928, quando il regime sciolse lo scoutismo, fino alla Liberazione. Mons. Andrea Ghetti, «Baden», ricordava che furono proprio dei ragazzi a opporsi al fascismo mentre quasi tutti si adeguavano. Rifiutarono l’iscrizione alle organizzazioni del regime e ne respinsero le lusinghe.

Per chi educa, la memoria non è una commemorazione: è una scelta da rendere visibile. Non si può proporre ai ragazzi di diventare cittadini attivi e responsabili senza esserci in prima persona quando la città si ritrova attorno ai valori della libertà e della democrazia. Esserci come Comunità Capi dice che l’impegno educativo non è un fatto privato, ma una responsabilità condivisa e pubblica. E si esercita anche camminando insieme in un corteo.

Una casa anche per te

La seconda tappa ha portato la Comunità Capi a Zinasco Vecchio, nel Pavese, ospite di Una Casa Anche Per Te (Ucapte). Ad accoglierla c’era don Massimo Mapelli, fondatore e presidente dell’associazione.

La sua testimonianza ha raccontato una storia nata nel 2000 all’oratorio di Paderno Dugnano. Un gruppo di giovani e di famiglie voleva costruire una rete di accoglienza a partire dai più fragili. Da lì sono nati:

  • Casa Homer, prima comunità per minori stranieri non accompagnati;
  • la collaborazione con Caritas Ambrosiana;
  • Libera Masseria a Cisliano, in un bene confiscato alla criminalità organizzata;
  • lo Sportello solidale antimafia.

Il cuore dell’incontro, però, sono stati i ragazzi. Casa Homer oggi è una comunità famigliare che accoglie bambini e ragazzi dai 6 anni in su, in situazioni di particolare fragilità. Educatori e responsabili vivono con loro, sotto lo stesso tetto. Incontrarli ha dato concretezza a un’espressione cara agli scout: «stare con». Non significa fare qualcosa per qualcuno, ma condividerne la vita e restare.

Lo stesso messaggio è arrivato dal Vangelo della domenica, la quarta di Pasqua, che ha dato il titolo all’uscita. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore, mentre il mercenario davanti al pericolo fugge. La differenza non sta in ciò che si fa, ma nella scelta di restare.

Custodi di sogni

Il libretto che ha accompagnato i due giorni offriva alla Comunità Capi tre spunti per guardare avanti.

Il primo è il Progetto educativo del nostro gruppo con 5 ambiti di lavoro:

  • la vita associativa;
  • il cammino di fede;
  • il territorio;
  • lo stile scout;
  • il legame con le famiglie.

Il secondo è una riflessione di don Angelo Turchini, Assistente generale AGESCI. Progettare con cura è saggio, ma Dio si rivela spesso nell’imprevisto. Per questo i capi sono chiamati a essere «custodi di sogni». Sono i sogni che Dio mette nel cuore, quelli che ragazze e ragazzi confidano, quelli delle persone di buona volontà che si incontrano lungo la strada.

Il terzo è un contributo di Chiara Bonvicini sulle visioni di futuro. Prima di progettare, una comunità dovrebbe saper sognare insieme i futuri possibili, senza farsi frenare subito dal conto delle risorse. Strumenti come il Polak Game aiutano a farlo in tre passaggi:

  1. immaginare il futuro della propria comunità;
  2. valutare i cambiamenti possibili, in meglio e in peggio;
  3. decidere quali impegni prendere per avvicinarsi allo scenario desiderato.

Non si tratta di indovinare il futuro, ma di chiedersi a che cosa occorre essere pronti.

Resistere, accogliere, sognare: tre verbi che raccontano il senso di questi due giorni. Una Comunità Capi ha fatto memoria delle proprie radici e si è lasciata toccare da chi accoglie i più fragili. È tornata a casa con un progetto da custodire e qualche sogno in più.