La Comunità Capi del Milano 11 alla notte di “Tutti contano”

Comunità Capi Milano 11 a Tutti Contano

Dalla “cena burla” di Natale alla strada, il passo è stato più breve del previsto.
L’invito raccolto allora grazie al racconto di Matteo N., educatore della Cooperativa Sociale Comunità Progetto, è diventato ieri notte un gesto concreto: dodici capi della Comunità Capi del Gruppo Scout Milano 11 hanno partecipato come volontari alla rilevazione nazionale delle persone senza dimora “Tutti contano” nel Municipio 6 di Milano.

Che cos’è “Tutti contano”

“Tutti contano” è un’iniziativa nazionale promossa da ISTAT e coordinata da fio.PSD, insieme a enti locali, università, servizi sociali e volontari.
In alcune grandi città italiane, per alcune notti, squadre miste di operatori e cittadini percorrono le strade per contare e incontrare chi vive senza casa, raccogliendo dati che serviranno a:

  • conoscere meglio la povertà estrema e chi la vive;
  • orientare le politiche pubbliche;
  • pianificare servizi più giusti e usare meglio le risorse.

L’idea di fondo è semplice e potente: “nessuno deve essere invisibile”. Contare significa riconoscere, dare dignità, creare le condizioni perché chi è ai margini possa essere visto e ascoltato.

La nostra notte nel Municipio 6

La Comunità Capi del Milano 11 con un capo del Milano 12 è stata assegnata al Municipio 6, suddivisa in tre squadre da quattro persone (squadre 12, 13 e 14). Inviati dagli operatori esperti ci siamo mossi a piedi e in auto, seguendo i percorsi indicati nelle mappe di rilevazione delle diverse aree.

Nel corso della serata abbiamo:

  • incontrato due persone senza dimora;
  • individuato un giaciglio abbandonato, segno di una presenza che forse, in quel momento, era altrove.

Abbiamo concluso la rilevazione (intorno alle 23.00) e il freddo invernale ci ha fatto pensare che non tutte le persone in difficoltà fossero già sistemate nei luoghi in cui avrebbero trascorso la notte. Anche questo è stato uno spunto di riflessione su quanto sia complesso “fotografare” davvero una realtà in continuo movimento.

Emozioni, limiti e un grazie

Per tutti noi è stata la prima volta in un’esperienza di questo tipo. Le sensazioni a fine serata sono state miste:

  • un po’ di timore e paura all’inizio, nel mettersi in strada di notte e nel timore di “disturbare” persone già tanto esposte;
  • un grazie a Matteo, che ci ha raccontato il suo lavoro e ci ha indicato questa opportunità concreta di servizio oltre che preso in giro per un servizio natalizio che in realtà non c’era;
  • la sorpresa nel constatare che abbiamo concluso alle 23.00, quando tutti immaginavamo di rientrare ben più tardi;
  • soprattutto, la percezione chiara di aver vissuto “una cosa giusta fatta insieme”, un piccolo passo condiviso verso chi vive ai margini.

E non possiamo non ammetterlo: con le pettorine ufficiali della rilevazione eravamo davvero molto carini!

La sosta per comprare e mangiare una puccia salentina è stata poi la ciliegina sulla torta!

Non riusciremo a partecipare alla fase successiva delle interviste, ma questa notte di “Tutti Contano” è stata comunque un’esperienza preziosa.

È bello che come Comunità Capi, partendo da uno scherzo natalizio, abbiamo saputo cogliere un invito serio: uscire dalle proprie abitudini, camminare per le strade della città, provare a guardare in faccia la fragilità e ricordarsi, una volta di più, che ogni persona incontrata conta davvero.

“Allenare la vita”: quando l’educazione chiede il coraggio della salita

Alberto Pellai - Scuola Genitori - Formazione Comunità Capi Milano 11

Lunedì 20 gennaio 2026, all’Istituto Salesiano S. Ambrogio – alcuni capi del Milano 11 hanno partecipato all’ultimo incontro della Settima Edizione della Scuola per Genitori.

Il dibattito, dal titolo “Allenare la vita”, è stato guidato da Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore, da anni punto di riferimento nel campo dell’educazione e della prevenzione.

L’incontro non è stato soltanto una conferenza “per genitori”, ma un vero momento di formazione anche per chi, come i capi scout, vive ogni settimana accanto a bambini, ragazzi e adolescenti.

Il paese dei balocchi

Pellai ha ricordato come oggi i nostri ragazzi crescano in un mondo dove il “paese dei balocchi” è sempre a portata di mano: pornografia, videogiochi, contenuti digitali studiati per offrire gratificazione istantanea e continua. In questo scenario, il cervello in età evolutiva – soprattutto tra gli 11 e i 15 anni – è particolarmente vulnerabile, facilmente attirato da ciò che è luccicante, immediato, apparentemente divertente,.

Ma tutto questo piacere immediato alla lunga demotiva e indebolisce il desiderio di impegnarsi davvero.

“uno scienziato quando va a guardare quanta dopamina c’è dentro il cervello del giocatore dodicenne che gioca da ore a Fortnite, scopre che c’è tanta dopamina quanta ce n’è nel cervello di un adulto che ha appena assunto una dose di cocaina”

Da qui, il cuore del messaggio: per crescere, non basta “proteggere” i ragazzi, occorre allenarli alla vita. Pellai utilizza la metafora dell’allenatore sportivo: il “mister” chiede fatica, disciplina, costanza, puntualità. Non si preoccupa di evitare ogni sforzo, ma di aiutare il ragazzo a scoprire che può farcela: “Fatichi oggi… vedrai che ce la fai”.

È questo sguardo fiducioso, unito alla chiarezza del mandato educativo, che rende credibile l’adulto agli occhi dei ragazzi e li spinge a tornare al campo, allenamento dopo allenamento.

Per i capi scout, questa immagine è potente e molto vicina alla nostra esperienza di educatori. Noi capi, come allenatori, siamo chiamati a proporre la “strada in salita”, a mettere i ragazzi nella condizione di fare fatica insieme.

Fare fatica non fine a se stessa ma sperimentare il limite, il sudore, la frustrazione e poi la soddisfazione di una vetta raggiunta. Non per farne “campioni” subito, ma per aiutarli a costruire dentro di sé quelle connessioni – mentali, emotive, relazionali – che li renderanno adulti capaci di stare nel mondo con competenza e responsabilità.

Comunità educante

Un altro passaggio forte della serata ha riguardato il contrasto tra “comunità educante” e “comunità di mercato”: da una parte famiglie, capi, insegnanti, allenatori, oratori, associazioni; dall’altra la potenza economica e comunicativa di chi vive di consumo e intrattenimento.

Pellai ha invitato il mondo adulto della comunità educante a “riprendere posizione”, a non delegare ad altri – né allo Stato, né solo alla scuola, né solo alla parrocchia – il compito di tracciare una rotta nuova e coraggiosa per i nostri figli.

Formazione per capi scout educatori

Per il Gruppo Milano 11, la partecipazione a questo appuntamento si inserisce in questa prospettiva: capi che si formano per stare meglio accanto ai ragazzi e alle loro famiglie, per comprendere più a fondo le sfide del tempo, per trovare parole e strumenti condivisi nel dialogo educativo.

“Allenare la vita” significa, anche per noi scout, scegliere ogni giorno di essere adulti presenti, esigenti e al tempo stesso accoglienti, capaci di chiedere fatica e di sostenere nella fatica, di dire “vedrai che ce la fai” con quella fiducia che diventa, per i nostri ragazzi, vera forza interiore.

In questo senso, la serata con Alberto Pellai è stata un tassello importante del cammino formativo di tutto il gruppo capi: un invito a rinnovare il proprio mandato educativo e a continuare a fare dello scoutismo un luogo dove, con coraggio, si impara davvero ad “allenarsi alla vita”.

“Secondo me per loro è anche molto difficile perché vivono in famiglie dove trovano tutto super veloce, super fatto, perché abbiamo anche la guerra del tempo e quindi così provare proprio a dargli una sorta di mansioni possibili. Questa è una roba che fanno tanto gli scout, è proprio un metodo scout, quando danno, tutta una serie di cose che potresti provare a fare: le cacce e poi la scelgono e si mettono a provare a farla.”

Qui il video completo dell’intervento

Una tradizione: la cena natalizia burla della Comunità Capi

Cena Natalizia 16 dicembre 2025 - Comunità Capi Milano 11

Martedì 16 dicembre 2025. Dopo la messa per Everaldo delle 18, la Comunità Capi del Gruppo Scout Milano 11 si è ritrovata per la consueta cena natalizia. Una tradizione che, come ormai i capi hanno imparato, nasconde sempre qualche sorpresa… anche quando in convocazione si parla solo di “serata di servizio” e di “abbigliamento comodo”.

Il primo passaggio della serata è stato un momento semplice e familiare: una pizza insieme, per ritrovarsi intorno a un tavolo dopo le attività di gruppo, rileggere l’anno trascorso e scambiarsi racconti, sorrisi e un po’ di sano cazzeggio pre-natalizio. Ma anche qui, come spesso accade nelle cene natalizie “burla” del Milano 11, dietro l’apparenza di una normale uscita di Co.Ca. si preparava qualcosa di più.

Cena a Mare Culturale Urbano

La Comunità Capi ha cenato a Mare Culturale Urbano, uno spazio ibrido della periferia ovest di Milano dove cultura, socialità e ristorazione si intrecciano in un progetto di rigenerazione urbana. Non solo un “posto dove si mangia”, quindi, ma un luogo che prova a tenere insieme quartiere, eventi, musica, bambini, famiglie e associazioni.

Per una Co.Ca. scout, cenare lì non è stata solo una scelta logistica, ma anche un modo per respirare da vicino esperienze che provano a rendere più viva e umana la città. In questo contesto, la pizza è diventata il pretesto per aprire lo sguardo su chi, ogni giorno, incrocia le periferie e le fragilità più estreme di Milano.

Il “testimone” Matteo: l’educativa di strada

A tavola si è unito alla Comunità Capi anche un “ospite speciale”: Matteo N., educatore e operatore sociale con lunga esperienza nel terzo settore, oggi capo gruppo del Milano 31, attivo con la Cooperativa Sociale Comunità Progetto nell’educativa di strada rivolta alle persone senza dimora.

Matteo ha raccontato in poche parole ma con grande intensità il suo lavoro “dove serve”: dalle comunità per minori agli affidi familiari, dalle comunità terapeutiche fino all’attuale impegno accanto alla grave emarginazione adulta di Milano. Una professione nata da una vocazione educativa coltivata fin dagli studi universitari di Geografia Umana.

Al centro del suo racconto, alcuni verbi che parlano molto anche al cuore degli scout: accompagnare, condividere, sostenere, costruire gruppi, aiutare persone fragili a rimettere in piedi percorsi di autonomia e di reinserimento nella società. Storie di strada che ricordano quanto il servizio non sia mai una “parentesi buona” nella vita, ma un modo concreto di abitare la città e di scegliere da che parte stare.

“Tutti contano”

Dopo aver condiviso la sua esperienza, Matteo ha presentato alla Co.Ca. anche l’iniziativa “Tutti contano” (https://www.tutticontano.fiopsd.org), un progetto che coinvolge diverse realtà impegnate con le persone senza dimora e che prova a ricordare a tutti, credenti e non, che ogni volto incontrato per strada ha un nome, una storia, una dignità.

A questo punto della serata, la trama della “cena natalizia burla” si è fatta più fitta: Matteo ci ha invitato a spostarci in un luogo non distante, dove – a suo dire – ci attendeva un servizio con alcuni suoi colleghi, legato proprio al mondo dei senza fissa dimora. La convocazione di qualche giorno prima, del resto, aveva insistito su dettagli che sembravano confermare tutto: attività di volontariato non meglio specificata, richiesta di abbigliamento “comodo”, niente scollature o gonne corte, clima un po’ misterioso.

Per una Comunità Capi abituata a mettersi in gioco, l’idea di chiudere la serata prestando un servizio aveva senso: dopo la messa, la cena, l’ascolto di un testimone, perché non sporcarsi un po’ le mani sul campo?

La rivelazione: niente servizio…

Solo che, arrivati a destinazione, lo scenario era decisamente diverso da quello immaginato. Altro che dormitorio, centro di accoglienza o servizio notturno: il luogo misterioso era… un bowling.

Dopo una lunga attesa per trovare le piste disponibili, la Co.Ca. si è divisa sulle due piste e si è messa a giocare. Punteggi spesso discutibili ma gesti atletici da incorniciare: il risultato delle partite ha contato poco.

Divertente stare insieme e fare squadra in un contesto completamente diverso da quello abituale delle riunioni e delle verifiche.

Perché una Comunità Capi che ride insieme educa meglio

La “cena natalizia burla” del Milano 11, ogni anno diversa, è proprio questo: un piccolo laboratorio di comunità, dove la sorpresa non è solo un espediente per far ridere, ma un linguaggio per dirsi che è bello camminare insieme da adulti, non necessariamente amici, ma persone credibili senza perdere la capacità di giocare.

Fare squadra non è un di più opzionale: è una condizione per poter lavorare meglio insieme al servizio di bambini, ragazzi e famiglie. Una Comunità Capi che sa pregare, ascoltare testimoni, confrontarsi sul sociale e poi ridere di gusto di fronte a una palla che finisce tutta a destra della pista, è una Co.Ca. che sta imparando a tenere insieme il serio e il leggero, la responsabilità e il gioco, l’impegno educativo e la gioia di essere comunità.

Epilogo imprevisto

Come in ogni buona storia che si rispetti, non poteva mancare un ultimo colpo di scena: sulla via del ritorno, la macchina del Capogruppo ha deciso di non partire più. La serata si è così chiusa con un’ulteriore “appendice” comunitaria: attese sul marciapiede, soluzioni da trovare al volo, solidarietà logistica e, infine, il rientro dell’auto a casa… sul carro attrezzi.

Una tradizione, quella della cena natalizia burla della Comunità Capi, che continuerà a sorprenderci. E che, anno dopo anno, continua a ricordarci che educare è sempre un verbo plurale.

Formazione di Comunità Capi

Scuola per genitori Pellai

I capi del Gruppo scout Milano 11 (con i capi del Milano 12) nel loro percorso di Formazione Permanente hanno deciso di partecipare regolarmente agli incontri della Scuola per Genitori organizzata dall’Istituto Sant’Ambrogio dei Salesiani. Una scelta consapevole per approfondire i temi educativi che riguardano ragazzi e famiglie. L’educazione, come ricorda il Cardinal Delpini, è un’alleanza: non si costruisce solo negli incontri di unità, ma nel dialogo costante tra capi, ragazzi e famiglie. Per questo i capi hanno deciso di partecipare a questi incontri e di invitare le famiglie.

Gli incontri affrontano temi cruciali: il disagio esistenziale dei giovani, la comunicazione in famiglia, le sfide della crescita contemporanea. Un’occasione per riflettere insieme, come comunità educante, su come accompagnare davvero i nostri ragazzi.

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