“Allenare la vita”: quando l’educazione chiede il coraggio della salita

Lunedì 20 gennaio 2026, all’Istituto Salesiano S. Ambrogio – alcuni capi del Milano 11 hanno partecipato all’ultimo incontro della Settima Edizione della Scuola per Genitori.

Il dibattito, dal titolo “Allenare la vita”, è stato guidato da Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore, da anni punto di riferimento nel campo dell’educazione e della prevenzione.

L’incontro non è stato soltanto una conferenza “per genitori”, ma un vero momento di formazione anche per chi, come i capi scout, vive ogni settimana accanto a bambini, ragazzi e adolescenti.

Il paese dei balocchi

Pellai ha ricordato come oggi i nostri ragazzi crescano in un mondo dove il “paese dei balocchi” è sempre a portata di mano: pornografia, videogiochi, contenuti digitali studiati per offrire gratificazione istantanea e continua. In questo scenario, il cervello in età evolutiva – soprattutto tra gli 11 e i 15 anni – è particolarmente vulnerabile, facilmente attirato da ciò che è luccicante, immediato, apparentemente divertente,.

Ma tutto questo piacere immediato alla lunga demotiva e indebolisce il desiderio di impegnarsi davvero.

“uno scienziato quando va a guardare quanta dopamina c’è dentro il cervello del giocatore dodicenne che gioca da ore a Fortnite, scopre che c’è tanta dopamina quanta ce n’è nel cervello di un adulto che ha appena assunto una dose di cocaina”

Da qui, il cuore del messaggio: per crescere, non basta “proteggere” i ragazzi, occorre allenarli alla vita. Pellai utilizza la metafora dell’allenatore sportivo: il “mister” chiede fatica, disciplina, costanza, puntualità. Non si preoccupa di evitare ogni sforzo, ma di aiutare il ragazzo a scoprire che può farcela: “Fatichi oggi… vedrai che ce la fai”.

È questo sguardo fiducioso, unito alla chiarezza del mandato educativo, che rende credibile l’adulto agli occhi dei ragazzi e li spinge a tornare al campo, allenamento dopo allenamento.

Per i capi scout, questa immagine è potente e molto vicina alla nostra esperienza di educatori. Noi capi, come allenatori, siamo chiamati a proporre la “strada in salita”, a mettere i ragazzi nella condizione di fare fatica insieme.

Fare fatica non fine a se stessa ma sperimentare il limite, il sudore, la frustrazione e poi la soddisfazione di una vetta raggiunta. Non per farne “campioni” subito, ma per aiutarli a costruire dentro di sé quelle connessioni – mentali, emotive, relazionali – che li renderanno adulti capaci di stare nel mondo con competenza e responsabilità.

Comunità educante

Un altro passaggio forte della serata ha riguardato il contrasto tra “comunità educante” e “comunità di mercato”: da una parte famiglie, capi, insegnanti, allenatori, oratori, associazioni; dall’altra la potenza economica e comunicativa di chi vive di consumo e intrattenimento.

Pellai ha invitato il mondo adulto della comunità educante a “riprendere posizione”, a non delegare ad altri – né allo Stato, né solo alla scuola, né solo alla parrocchia – il compito di tracciare una rotta nuova e coraggiosa per i nostri figli.

Formazione per capi scout educatori

Per il Gruppo Milano 11, la partecipazione a questo appuntamento si inserisce in questa prospettiva: capi che si formano per stare meglio accanto ai ragazzi e alle loro famiglie, per comprendere più a fondo le sfide del tempo, per trovare parole e strumenti condivisi nel dialogo educativo.

“Allenare la vita” significa, anche per noi scout, scegliere ogni giorno di essere adulti presenti, esigenti e al tempo stesso accoglienti, capaci di chiedere fatica e di sostenere nella fatica, di dire “vedrai che ce la fai” con quella fiducia che diventa, per i nostri ragazzi, vera forza interiore.

In questo senso, la serata con Alberto Pellai è stata un tassello importante del cammino formativo di tutto il gruppo capi: un invito a rinnovare il proprio mandato educativo e a continuare a fare dello scoutismo un luogo dove, con coraggio, si impara davvero ad “allenarsi alla vita”.

“Secondo me per loro è anche molto difficile perché vivono in famiglie dove trovano tutto super veloce, super fatto, perché abbiamo anche la guerra del tempo e quindi così provare proprio a dargli una sorta di mansioni possibili. Questa è una roba che fanno tanto gli scout, è proprio un metodo scout, quando danno, tutta una serie di cose che potresti provare a fare: le cacce e poi la scelgono e si mettono a provare a farla.”

Qui il video completo dell’intervento