Una tradizione: la cena natalizia burla della Comunità Capi

Martedì 16 dicembre 2025. Dopo la messa per Everaldo delle 18, la Comunità Capi del Gruppo Scout Milano 11 si è ritrovata per la consueta cena natalizia. Una tradizione che, come ormai i capi hanno imparato, nasconde sempre qualche sorpresa… anche quando in convocazione si parla solo di “serata di servizio” e di “abbigliamento comodo”.

Il primo passaggio della serata è stato un momento semplice e familiare: una pizza insieme, per ritrovarsi intorno a un tavolo dopo le attività di gruppo, rileggere l’anno trascorso e scambiarsi racconti, sorrisi e un po’ di sano cazzeggio pre-natalizio. Ma anche qui, come spesso accade nelle cene natalizie “burla” del Milano 11, dietro l’apparenza di una normale uscita di Co.Ca. si preparava qualcosa di più.

Cena a Mare Culturale Urbano

La Comunità Capi ha cenato a Mare Culturale Urbano, uno spazio ibrido della periferia ovest di Milano dove cultura, socialità e ristorazione si intrecciano in un progetto di rigenerazione urbana. Non solo un “posto dove si mangia”, quindi, ma un luogo che prova a tenere insieme quartiere, eventi, musica, bambini, famiglie e associazioni.

Per una Co.Ca. scout, cenare lì non è stata solo una scelta logistica, ma anche un modo per respirare da vicino esperienze che provano a rendere più viva e umana la città. In questo contesto, la pizza è diventata il pretesto per aprire lo sguardo su chi, ogni giorno, incrocia le periferie e le fragilità più estreme di Milano.

Il “testimone” Matteo: l’educativa di strada

A tavola si è unito alla Comunità Capi anche un “ospite speciale”: Matteo N., educatore e operatore sociale con lunga esperienza nel terzo settore, oggi capo gruppo del Milano 31, attivo con la Cooperativa Sociale Comunità Progetto nell’educativa di strada rivolta alle persone senza dimora.

Matteo ha raccontato in poche parole ma con grande intensità il suo lavoro “dove serve”: dalle comunità per minori agli affidi familiari, dalle comunità terapeutiche fino all’attuale impegno accanto alla grave emarginazione adulta di Milano. Una professione nata da una vocazione educativa coltivata fin dagli studi universitari di Geografia Umana.

Al centro del suo racconto, alcuni verbi che parlano molto anche al cuore degli scout: accompagnare, condividere, sostenere, costruire gruppi, aiutare persone fragili a rimettere in piedi percorsi di autonomia e di reinserimento nella società. Storie di strada che ricordano quanto il servizio non sia mai una “parentesi buona” nella vita, ma un modo concreto di abitare la città e di scegliere da che parte stare.

“Tutti contano”

Dopo aver condiviso la sua esperienza, Matteo ha presentato alla Co.Ca. anche l’iniziativa “Tutti contano” (https://www.tutticontano.fiopsd.org), un progetto che coinvolge diverse realtà impegnate con le persone senza dimora e che prova a ricordare a tutti, credenti e non, che ogni volto incontrato per strada ha un nome, una storia, una dignità.

A questo punto della serata, la trama della “cena natalizia burla” si è fatta più fitta: Matteo ci ha invitato a spostarci in un luogo non distante, dove – a suo dire – ci attendeva un servizio con alcuni suoi colleghi, legato proprio al mondo dei senza fissa dimora. La convocazione di qualche giorno prima, del resto, aveva insistito su dettagli che sembravano confermare tutto: attività di volontariato non meglio specificata, richiesta di abbigliamento “comodo”, niente scollature o gonne corte, clima un po’ misterioso.

Per una Comunità Capi abituata a mettersi in gioco, l’idea di chiudere la serata prestando un servizio aveva senso: dopo la messa, la cena, l’ascolto di un testimone, perché non sporcarsi un po’ le mani sul campo?

La rivelazione: niente servizio…

Solo che, arrivati a destinazione, lo scenario era decisamente diverso da quello immaginato. Altro che dormitorio, centro di accoglienza o servizio notturno: il luogo misterioso era… un bowling.

Dopo una lunga attesa per trovare le piste disponibili, la Co.Ca. si è divisa sulle due piste e si è messa a giocare. Punteggi spesso discutibili ma gesti atletici da incorniciare: il risultato delle partite ha contato poco.

Divertente stare insieme e fare squadra in un contesto completamente diverso da quello abituale delle riunioni e delle verifiche.

Perché una Comunità Capi che ride insieme educa meglio

La “cena natalizia burla” del Milano 11, ogni anno diversa, è proprio questo: un piccolo laboratorio di comunità, dove la sorpresa non è solo un espediente per far ridere, ma un linguaggio per dirsi che è bello camminare insieme da adulti, non necessariamente amici, ma persone credibili senza perdere la capacità di giocare.

Fare squadra non è un di più opzionale: è una condizione per poter lavorare meglio insieme al servizio di bambini, ragazzi e famiglie. Una Comunità Capi che sa pregare, ascoltare testimoni, confrontarsi sul sociale e poi ridere di gusto di fronte a una palla che finisce tutta a destra della pista, è una Co.Ca. che sta imparando a tenere insieme il serio e il leggero, la responsabilità e il gioco, l’impegno educativo e la gioia di essere comunità.

Epilogo imprevisto

Come in ogni buona storia che si rispetti, non poteva mancare un ultimo colpo di scena: sulla via del ritorno, la macchina del Capogruppo ha deciso di non partire più. La serata si è così chiusa con un’ulteriore “appendice” comunitaria: attese sul marciapiede, soluzioni da trovare al volo, solidarietà logistica e, infine, il rientro dell’auto a casa… sul carro attrezzi.

Una tradizione, quella della cena natalizia burla della Comunità Capi, che continuerà a sorprenderci. E che, anno dopo anno, continua a ricordarci che educare è sempre un verbo plurale.